POP MUSIC, il terzo Cd di Andrea Fascetti Jazz Quartet

“POP MUSIC” - ANDREA FASCETTI JAZZ QUARTET
ANDREA FASCETTI, basso a 7 corde e contrabbasso
MICHELA LOMBARDI, voce
ANDREA GARIBALDI, piano
VLADIMIRO CARBONI, batteria
Con la partecipazione di:
ALESSIO BIANCHI, tromba e flicorno
CARLO “PASUBIO” MARCHI, cajon
PIERO PELLICANO', voce
ANDREA FASCETTI, bassista e contrabbassista, pubblica il suo terzo CD da band leader: “POP MUSIC” ( https://itunes.apple.com/it/album/pop-music/id639060523 ), dopo il successo riscosso dai suoi albums precedenti, “Dedicated to Steve” (dedicato alla musica di Steve Swallow e suonato in quartetto con il doppio bassista) e “Cinema” (celebri brani tratti dalle colonne sonore di films, riproposti con la formazione del jazz trio).
“POP MUSIC” è un lavoro originalissimo, realizzato in quartetto, con la bella voce di Michela Lombardi e la ritmica formata da Andrea Garibaldi e Vladimiro Carboni, tutti efficacissimi e molto coinvolti. L’album si avvale anche della presenza di tre ospiti: ALESSIO BIANCHI, tromba e flicorno, CARLO “PASUBIO” MARCHI, cajon e PIERO PELLICANO', voce. In questo album Fascetti non svolge il ruolo prevalente del bassista solista, anche se ottimi episodi solistici non mancano, ma si pone in un’ottica diversa e per nulla scontata. Fascetti torna a suonare frasi semplici evitando accuratamente di cadere nella tentazione di voler stupire chi ascolta con linee ad effetto. Privilegia la musicalità che interpreta magistralmente con il timbro caldo del suo basso elettrico a sette corde.
Il repertorio scelto per questo album vede affiancati brani celeberrimi ed anche pezzi solitamente molto meno sfruttati come ad esempio “War Baby” di Tom Robinson o “Thinking of you” delle Sisters Sledge che ci vengono restituiti completamente trasformati. Si inizia con un brano di Michael Jackson, “Human Nature”, il cui ritornello viene pensato con diversa scansione ritmica, e dove Alessio Bianchi trova spazio per un bell’assolo di tromba. Per passare a un brano di Rihanna, “ We found love” che viene trasformato in una ballad sicuramente gradita anche agli estimatori del jazz, dove Alessio Bianchi esegue nuovamente un bell’assolo, questa volta al flicorno. Segue “This must be the place” dei Talking Heads, caratterizzato da un arrangiamento inedito ed estremamente interessante. E’ la volta di Michela Lombardi che interpreta con grande sensibilità il brano più emozionante dell’intero album: “Una notte in Italia”, presentato come jazz ballad in tre quarti. Deciso cambio di stile, con la riarmonizzazione di “Police on my back” dei Clash, dove Fascetti si concede un assolo davvero esplosivo con il suo basso elettrico a 7 corde. Non manca la dance anni ’70, attraverso la reinterpretazione di un brano che Fascetti vuole dedicare alla memoria del bassista Bernard Edwards. Anche qui Alessio Bianchi si produce in un interessante assolo, seguito da quello di Fascetti, molto melodico. “Touch from your lust” di Ben Harper, brano volutamente poco jazzistico, viene qui proposto con un arrangiamento particolare, sorretto da una ritmica magistrale, dove Andrea Garibaldi esegue un bell’assolo, sbizzarrendosi anche ad arricchire il pezzo armonicamente. Il brano seguente è una versione completamente strumentale di “I'm waiting for the man” dei Velvet Underground, suonata nella formula del jazz trio. Molto interessanti sia l'arrangiamento che i soli. Si prosegue con “War baby” di Tom Robinson (dal sapore coltraniano), “Sunrise” di Norah Jones, con la bella voce della Lombardi ed un accompagnamento di armonici del basso e con scat solo finale.
L’album si chiude con “Downtown train”, essenziale ma impreziosito da una ritmica intensa dal suono “newyorkese”. I brani presentati in “Pop music” sono standards moderni che Andrea Fascetti con il suo Jazz Quartet ed i suoi ospiti hanno rielaborato abilmente, con gusto e misura, in reinterpretazioni assolutamente personali che soddisferanno sia gli amanti del genere pop che gli appassionati di jazz.
Per informazioni e prenotazioni:
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Rossella Del Grande
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 22 Maggio 2013 13:51)
"Ribera incontra gli autori". Intervista all'Assessore Silvana Vassallo Marciante
Maggio è il mese di manifestazioni e di Festival di cultura e di libri. A Ribera, Comune dell’agrigentino, dal 9 al 31 maggio, si svolge “Ribera incontra gli autori”, una rassegna di presentazione di libri e di video, patrocinata dall’Amministrazione comunale e dall’Assessorato all’Istruzione e Pari Opportunità, tesa a valorizzare le risorse e le espressioni di cultura del proprio territorio e a creare un circuito di scambio e partecipazione con la comunità. L’ Assessore Silvana Vassallo Marciante ce ne parla in una interessante intervista.
A che scopo nasce la rassegna "Ribera incontra gli autori"? “Ribera incontra gli autori” è una rassegna culturale che vuole promuovere l’amore verso la cultura e verso la lettura incontrando e accogliendo autori siciliani. La biblioteca comunale, come casa del libro, ospiterà gli autori dei libri, mentre la sala convegni del palazzo comunale ospiterà l’autore del cortometraggio sul relitto del Lombardo, la nave superstite della spedizione garibaldina in Sicilia, patrocinata appunto in occasione del 152° anniversario della sbarco dei mille in Sicilia. Cosa accomuna gli autori che vi partecipano? Gli autori sono accomunati dall’essere tutti siciliani che non nascono come autori dʼarte, nella vita, infatti, praticano o hanno praticato diverse professioni: chi medico, insegnante, dirigente, ma che hanno sviluppato l’interesse verso pratiche culturali come la scrittura, la poesia, la passione verso le ricerche storiche ed ambientali, o come la cultura gastronomica di qualità. L’intenzione è quella di valorizzare gli scrittori della nostra terra e di far conoscere aspetti inediti della nostra gente. Qual è il rapporto tra i cittadini di Ribera e i suoi operatori culturali? La città di Ribera ha numerose associazioni che si muovono in vari ambiti culturali: musica, poesia, teatro, tradizioni popolari e pittura, e poi ci sono persone che autonomamente si muovono sul terreno della scrittura. Mai come adesso si sono visti proliferare tanti scrittori, ed è per questo, che si è pensato di riunire quelli riberesi per organizzare con loro dei caffè letterari (in estate per esempio o in autunno). Ci sono diversi circoli di cultura, uno in particolare molto attivo: il Circolo di cultura Pirandello che organizza presentazioni di libri e incontri culturali. Numerose sono poi i gruppi musicali: “Esicrima”, “Mepral” “The Gift”, ”The Slash”, “Glam” ed anche un Coro Gospel della Chiesa Madre. Ribera, inoltre, ha la fortuna di avere un Istituto superiore musicale: il “Toscanini” che è una Istituzione di alta cultura e formazione musicale dove giungono docenti e studenti di tutta Italia. Ci sono anche compagnie teatrali attive costituite da giovanissimi attori amatoriali: “Arridi ca ti passa”, “Allavam” e “Laboratorio 16” che tra l’altro fanno parte della consulta giovanile. La Cultura a Ribera: quale il potenziale espresso e quale il sommerso, invece, da valorizzare? Molto è il sommerso, ci sono, io credo, diversi talenti inespressi come in qualunque città, o che hanno avuto poche occasioni di espressione. Voglio dire a loro avanti, venite fuori! Creiamo insieme delle opportunità. Alcune associazioni giovanili come i “Grimm” e i “Paloma”, giovanissimi studenti universitari che definisco “in movimento”, organizzano a costo zero iniziative intelligenti e utili dal punto di vista culturale, sociale e solidale, Vanno incoraggiati! Tant’è che ho proposto loro un coinvolgimento diretto in questa rassegna. Nell’intervistare gli autori, ma anche li vedo in prospettiva: condurre insieme iniziative particolari per interessare la nostra città. Esistono comunque tante altre associazioni, come “Orange Town “, che si è distinta per iniziative ambientali, sane per la nostra città. La rassegna, da parte del Comune di Ribera, ha la precisa volontà di creare una sorta di sinergia tra le espressioni di cultura e la sua comunità. Cosa si augura? La rassegna è stata voluta dall’Amministrazione comunale per creare sinergia tra le espressioni della cultura e la comunità riberese. In un momento di forte scollamento generale tra istituzioni e società, la cultura deve servire da collante, come lo è sempre stata, per riunire gruppi diversi di persone in totale armonia e libertà. C'è possibilità nel futuro immediato che i fermenti culturali presenti a Ribera possano essere conosciuti, e, in qualche modo esportati? Io credo che oggi viviamo una fase storica particolare che favorisce i fermenti culturali, non solo perché aumentano gli associazionismi a tutti i livelli, ma perché sono favoriti da internet, dai social network, che fanno viaggiare la conoscenza e le informazioni velocemente in tutto il mondo. Un evento ha oggi una potenzialità altissima di visibilità e di diffusione, può essere conosciuto da milioni di persone in tempo reale, cosa che non succedeva anni fa. Già esistono artisti di provenienza riberese che sono conosciuti in Italia e all’estero. Uno di questi è proprio il primo autore nel programma: Martino Ragusa, giornalista, medico psichiatra, specialista in psicologia, gastronomo, autore di testi teatrali e televisivi che vive tra Bologna e Ribera. Autore del “Manifesto della cucina italiana” e presidente nazionale della “Compagnia del cibo sincero”, ha presentato nella rassegna il libro “Orto e mangiato”. Ma ce ne sono tanti altri famosi all’estero, ricordo ad esempio Giovanna Miceli Jeffries (saggista dell’Università del Wisconsin), i tenori riberesi Pippo Veneziano e Michele Farruggia. Il primo collabora con il Teatro alla Scala di Milano mentre il secondo, che vive in America, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti. Con i quali vorrei organizzare presto in un’iniziativa di respiro internazionale. Cito anche la galleria d’arte dell’artista Cardella che ospita pitture di artisti siciliani e nazionali, ed infine l’attivissima “Auser” (Amici della terza età), che organizza numerosi appuntamenti culturali dove di recente ho tenuto due lezioni di filosofia molto interessanti. Cosa valorizzare del territorio? Terrei a precisare che oltre i talenti inespressi da valorizzare, l’Amministrazione comunale ha il dovere di promuovere il proprio territorio. A Ribera ci sono zone di alto livello storico ed ambientale, uno di questi è l’importantissima Necropoli preistorica con 45 tombe, risalente al XIII sec. a.C, denominata “Anguilla” dalla contrada in cui si trova, vicinissima al centro abitato è stata portata alla luce nel 1982. Il sito archeologico è aperto al pubblico e può essere visitato dal lunedì al sabato dalle ore 8,00 alle 14,00 previa telefonata al Comune di Ribera o alla Sovrintendenza Archeologica di Agrigento. Altre bellezze sono: il Castello di Poggio Diana, il museo etnoantropologico con tantissimi reperti e una bellissima riserva naturale “Foce del Fiume Platani”. La città delle arance possiede anche un mare di un azzurro intenso. Sono Seccagrande e Borgo Bonsignore (residenza ormai di alcuni intellettuali italiani) le località balneari di Ribera.
Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Maggio 2013 22:05) Abbiamo aspettato invano Le Streghe di Salem
Le Streghe di Salem è l'ultima fatica di Rob Zombie, conosciuto sia in ambito musicale (White Zombie), sia in campo cinematografico, grazie soprattutto ai primi due film prodotti, rispettivamente La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. Aspettavamo tutti con ansia Le Streghe di Salem, appassionati di horror e non, ed invero, potremmo dire di aver atteso inutilmente. La storia è strutturata sulle vicissitudini di una congrega di streghe del Massachussets, le quali hanno dei legami con la protagonista Heidi (interpretata da Sheri Moon Zombie, moglie del regista), DJ radiofonica di Salem. Un giorno, durante la trasmissione in radio, arriva ad Heidi un cofanetto in legno contenente il vinile firmato Lords of Salem, che causerà turbamenti e riporterà il male alla luce.
L'atmosfera è opaca ed ovattata, impossibile non trovare riferimenti ai grandi maestri del passato. Il corridoio fuori dall'abitazione di Heidi è verdastro e plumbeo, le inquadrature sono lente, ricordano gli attimi smorzati del buon Overlook Hotel di Kubrick. Heidi è la prescelta, dovrà portare in grembo il demonio, come accade in Rosemary's Baby di Polanski, regista che peraltro sembra essere rievocato (per non dire ''importunato'') anche per l'andatura visionaria e allucinatoria (in questo caso fine a se stessa) del film. Il dipanamento della trama è quasi inconsistente, ma tale inclinazione del regista alla vacuità era già abbastanza chiara, se si pensa ad Halloween the Beginning e Halloween II. Sembra che Zombie voglia lasciare allo spettatore il compito di trovare un senso, operazione estetica legittima, ma non per un film che ha determinate pretese e si orienta diversamente. E non c'è da esaltarsi nemmeno per la colonna sonora, che per quanto magnifica possa essere - passando dalla psichedelia deviante dei Velvet Underground a Rick James, dai Rush alle musiche composte da John 5 proprio per il film e a qualche accento di black metal - risulta povera nell'intenzione ed evidenzia soltanto l'aspetto pretestuoso dei brani scelti (chiaramente studiati a tavolino). Emblematica in tal senso la decisione banale, primitiva, poco intelligente, di accostare il Lacrimosa mozartiano ad una scena che avrebbe dovuto presentarsi come mistica, intensa e toccante. Lo zenit dell'insensatezza è raggiunto alla fine, con una successione di fotogrammi blasfemi: sacerdoti lascivi, infanti sporchi di sangue, bovidi di varia natura, soprattutto caproni diabolici e licenziosi, tutti insieme appassionatamente in situazioni orgiastiche. Insomma, immagini e fascinazioni che rimandano alla più classica forma di satanismo, figure e marionette che nell'immaginario collettivo sono ormai abusate e fin troppo reiterate. Si tratta di cliché ipercitati, come il timore per la musica 'satanica', il solito sabba tanto detestato dalla Chiesa, crocifissi logori al contrario, corpi nudi e maciullati e mostri di ogni genere. Nemmeno si trovasse di fronte il target di Piccoli Brividi.
L'opera risulta dunque inconcludente e deludente. Rob Zombie esce sicuramente come un grande conoscitore del cinema, tuttavia in questo caso manca di originalità e di coerenza con le ambiziose intenzioni. Ahinoi.
Le Streghe di Salem: regia di Rob Zombie 2013 – Notorius Pictures Video Trailer Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=KY30-aMUDL4
Ultimo aggiornamento (Martedì 14 Maggio 2013 22:21) L'8 maggio, il grande giorno del Campus di Ematologia Franco e Piera CutinoMancano soltanto pochi giorni all’8 maggio, data in cui, a partire dalle 8.30, presso l’Aula Magna MaurizioVignola dell’A.O.O.R. “Villa Sofia Cervello” di via Trabucco 180 a Palermo, si darà il via alla cerimonia di inaugurazione del Campus di Ematologia Franco e Piera Cutino.
Il nuovo padiglione che sarà diretto dal Prof.re. Aurelio Maggio dell’U.O.C. Ematologia II possiede tutte le caratteristiche per diventare un polo d’eccellenza, il fiore all’occhiello della nostra Sanità, in cui tutti i malati affetti da talassemia e da malattie rare potranno trovare un valido punto di riferimento per le cure. Il Campus di Ematologia Franco e Piera Cutino, dunque, vedrà a breve la luce grazie soprattutto alla tenacia e alla generosità profusa dalle Aziende, dai Soci, dai Sostenitori dell’Associazione Piera Cutino e della Fondazione Franco e Piera Cutino Onlus. Degli anni spesi e dei nobili sforzi impiegati per raggiungere finalmente questo prestigioso traguardo ce ne parla il Dott.Giuseppe Cutino, Presidente della Fondazione Franco e Piera Cutino Onlus.
Facciamo un po’ di storia… come nasce la Fondazione Franco e Piera Cutino? La Fondazione nasce nel 2005 ed è la naturale conseguenza dell’Associazione Piera Cutino onlus, nata nel 1998 per volontà della mia famiglia per ricordare mia sorella, morta nel 1982 a causa della Talassemia. Le associazioni non possono occuparsi direttamente di ricerca, né è facile, per un’associazione, gestire quelle somme che si dimostravano necessarie per la costruzione del Campus. Ecco, quindi, che è sorta la necessità di una struttura giuridica più solida i cui soci fondatori sono l’associazione Piera Cutino e la famiglia Cutino. Quanti anni e quanti ostacoli sono stati affrontati per la realizzazione del Campus di Ematologia? Gli ostacoli sono stati enormi: innanzi tutto trovare i fondi: obiettivo fin dall’inizio è stato quello di utilizzare solamente fondi privati, derivanti o da partner o da donazioni. Un grazie particolare, quindi va dato ai professionisti del Rotary Club di Alcamo che hanno sposato la causa donando il progetto per intero, coordinati dall’Arch. Silvio Piccolo che ha prestato gratuitamente la sua opera anche per la direzione dei lavori. Ma non si può dimenticare l’apporto economico dato da ENEL CUORE, le case farmaceutiche NOVARTIS e CHIESI, istituti bancari come UNICREDIT, BANCA INTESA e BANCA PROSSIMA, ed una azienda come la SICILCONAD: tutti hanno contribuito in maniera tangibile alla realizzazione del Campus; ultimo mi piace ricordare Fiorello, il nostro testimonial, che spesso ha donato gli incassi di suoi spettacoli alla causa della Piera Cutino, e che è diventato il volto nazionale dell’Associazione. Inoltre, attraverso il 5x1000 e le campagne di sensibilizzazione del Natale e della Pasqua, si riescono a raccogliere fondi da destinare sia al Campus che alle attività scientifiche della Fondazione. C’è da aggiungere che, essendo un’opera privata su terreno pubblico (in quanto l’area ci è stata concessa dall’Azienda Ospedaliera Villa Sofia-V.Cervello), questo ha fatto allungare un po’ i tempi di inizio lavori; ma l’entusiasmo e la giusta causa hanno contagiato tutti, anche i burocrati dell’amministrazione pubblica, che sono riusciti a trovare le giuste soluzioni per permetterci di portare avanti questo progetto e arrivare al traguardo dell’8 maggio in meno di quattro anni dal posizionamento della prima pietra. Quali sono nello specifico gli ambiti e le competenze di spicco di questo che si avvia a diventate un polo di eccellenza in una città difficile anche nel settore sanitario come Palermo? Il Campus di Ematologia Franco e Piera Cutino sarà un polo d’eccellenza per l’intero territorio nazionale, day hospital, un Centro di formazione per medici, biologi e tecnici provenienti dal bacino del Mediterraneo. La struttura si estende su una superficie di circa 5.200 mq distribuiti su tre elevazioni e un seminterrato ed è formata da un’area destinata alla ricerca, una alla degenza e da una struttura di accoglienza per ospitare i parenti dei malati della Azienda Ospedaliera Villa Sofia-V.Cervello che abbiamo voluto chiamare CasAmica. L’8 maggio verrà aperta l’ala destinata alla degenza e si inaugurerà CasAmica, struttura che permetterà, con un prezzo politico, ai familiari dei pazienti, di potere stare accanto ai propri cari; questo, inoltre, ci consentirà di far fronte al mutuo che abbiamo aperto con UNICREDIT per il completamento del Campus. Al momento, purtroppo, per mancanza di fondi, non siamo riusciti completare l’ala destinata ai laboratori di ricerca: il solo punto dolente di una giornata così importante; ma siamo certi che, grazie anche all’apertura del centro e alla visibilità che questo ci dà, questo ultimo traguardo potrà vedere luce al più presto! Era necessario, infatti, non attendere il completamento del Campus nella sua interezza ed aprire subito le parti già completate per dare un forte segnale anche a chi ha già creduto in noi. Quali speranze e quali certezze per i malati talassemici? Le speranze sono enormi e sembra di riuscire a vedere una luce in fondo al tunnel: la talassemia, più nota come anemia mediterranea, è una malattia ereditaria che colpisce in Sicilia più di 2.500 persone sui circa 7000 in tutto il territorio nazionale. Una realtà che non suscita l’interesse economico delle grandi case farmaceutiche perché considerata una patologia rara. L’unico modo per curare la talassemia è stato, fino ad oggi, il trapianto di midollo osseo da donatori compatibili: una cura riservata a pochi pazienti per la mancanza di midollo compatibile e perché pochi pazienti non hanno danni d’organo tali da non innalzare il rischio di morte, che comunque il trattamento comporta in alcuni casi. La ricerca scientifica ha, però, oggi messo in campo una nuova cura che si è già rivelata efficace nel guarire la malattia nel modello animale e in due pazienti siciliani trattati negli Usa. Si tratta della Terapia Genica, una nuova forma di terapia che consiste nell’usare il materiale genetico, il DNA, come farmaco e costituisce un nuovo traguardo della medicina che oggi viene utilizzato in malattie ereditarie e non, altrimenti incurabili. Certo, è ancora presto per dare dei risultati definitivi, ma intanto noi guardiamo al futuro ed il Campus sarà l’unica struttura in Europa ad inglobare anche la sala trapianto per la terapia genica. A pochi giorni dall'inaugurazione del padiglione, hai un pensiero ricorrente, un ricordo, dei ringraziamenti da rivolgere a qualcuno in particolare? È ovvio, il pensiero ricorrente va a mia sorella Piera e a mio padre Franco. Loro resteranno davvero nella memoria per molto ma molto tempo, molto più di noi, e questo sta a significare che non sono vissuti invano e che da un dolore può sempre nascere una speranza. Io dico sempre che dobbiamo essere bravi ad agire ogni giorno per potere costruire un passato migliore. Quale futuro auguri al Campus? Di potere essere sempre Presente. Un Presente su cui contare. Un presente utile alla ricerca. Ultimo aggiornamento (Venerdì 10 Maggio 2013 17:26) Quando Palazzolo vuol dir Cattiverìa
Con la realtà e la finzione. Ecco con cosa si è messo a giocare, stavolta, Rosario Palazzolo nel suo ultimo romanzo. E lo fa proprio come lo farebbe un bambino. Con serietà assoluta. Dentro Cattiverìa (edito dalla Perdisa pop), dove il linguaggio spadroneggia con originalità e insegue a mosca cieca dei ricordi gettati come dadi alla rinfusa, ci sono dei personaggi bizzarri che raccontano storie passate. Storie inventate, probabilmente, a cui mancano tasselli. Ma poco importa. Quel che è necessario c’è. E offre sicurezza, tanta quanta basta per convincerci o persuaderci di stare al mondo, anche se ciò che crediamo di vedere è falso e ciò che non ci viene detto chiaramente abita spazi concreti e per nulla desolati. Sebbene Cattiverìa possa apparire spiazzante nel suo essere gioco folle, in bilico tra ironia borderline e candido cinismo, è tutto fuorchè illogico. E’ solo lo specchio dove un Narciso decerebrato si pavoneggia appagato e tranquillo. Più che della veglia, Palazzolo ci parla di un grande sonno con sogni senza libertà, offrendoci una bevanda che solo nell’aspetto sa di miele.
Cattiverìa è nell'aria, intorno e dentro ognuno di noi. Rosario, quando ci sveglieremo? Mai. Soprattutto perché non sappiamo di esserci addormentati, non sappiamo il momento, e l’evoluzione del sonno, e non sappiamo che la sveglia s’è rotta perché l’abbiamo rotta, e di aver ucciso l’orologiaio. Non sappiamo. In Cattiverià rispetto ai tuoi precedenti romanzi (L'ammazzatore e Concetto al buio), non c'è solo la presenza di tante storie e dei suoi personaggi, si tratta di un romanzo "globale". Chiunque lo legge si sente in qualche modo chiamato in causa, protagonista. Era ciò che volevo accadesse, quello a cui bramavo. Sono tempi in cui tutti vogliamo essere protagonisti, spesso semplicemente perché crediamo che ciò ci renda liberi, liberi d’esprimerci, e certi di avere delle cose interessanti da dire, delle cose nuove. Non ci rendiamo conto che ci trasformiamo in esibiti, in onanisti ripetitivi, e banali, e inutili, facendo il gioco di chi ci vuole proprio così, esibiti e ripetitivi e banali e inutili. Il protagonismo è il miglior nemico della libertà, e dell’intelligenza: ce le mostra vicine, entrambe, raggiungibili, alla nostra portata, sempre alla nostra portata, sempre più raggiungibili, reiterando questa sensazione, sempre – e solo – la sensazione. Siamo tutti in Cattiverìa e, per certi versi, è come dire siete su "Scherzi a parte". Chi o cosa si salva da questo blob? Non c’è salvezza, proprio perché non c’è perdizione. E ciò proibisce qualsiasi analisi, qualsiasi climax, qualsiasi catarsi. Il blob siamo noi, lo scherzo lo abbiamo organizzato noi, per noi. Non sarebbe il caso di rendere Cattiverìa libro obbligatorio per curare gli effetti nefasti di anni di lobotomia mediatica, o peggioreremmo le cose? Credo di no, diventerebbe parte di ciò che intende contrastare, un valico pianeggiante, una specie di parabola. Per quanto mi riguarda, quando ho cominciato a leggere Cattiverìa, ho riso, mi sono sentita spaesata, confusa, inorridita..poi, proseguendo, mi è apparso tutto chiaro. Posso ringraziarti per questo libro utile, anzi direi, necessario? Fai pure, capita così di rado. E' interessante come riesci a muoverti tra realtà e finzione, tra verità e falsità, luoghi comuni e pregiudizi. Lo fai con ironia, spietatezza, apparecchiando il tutto con un linguaggio originale, percorrendo prospettive alternative. Tu sei un uomo di teatro, ma che rapporto hai con la tv? È stato il motore del libro, un motore senza più miscela, adesso. La famiglia è il primo nucleo della nostra società malata. Chi prende la palma della "Bontà" tra i tuoi personaggi? Tutti, in pompa magna. Certe tue espressioni o vocaboli sono dei veri neologismi e riescono a veicolare più messaggi di un pensiero espresso con tutti i suoi punti e virgole. Tu, in realtà, lo sai di non essere uno scrittore abbordabile, vero? Probabile. Ma verrà un giorno in cui lo sarò, e sarà il giorno in cui non potrò più esserlo.
Ultimo aggiornamento (Martedì 23 Aprile 2013 19:42) |






